domenica 27 marzo 2016

Gaza. Una domanda dal sud della Striscia: che fare?

Gaza. Una domanda dal sud della Striscia: che fare?

Quaranta chilometridi lunghezza, tanto è lunga la Striscia assediata di Gaza. Percorrerli per andare all’estremo nord o all’estremo sud lo si può fare seguendo la costa. La striscia è stretta e il mare è sempre vicino. Oggi torno a sud. Ho un piccolo compito da compiere in alcune delle zone più devastate sia dalla guerra israeliana che dalla povertà. Il mare oggi non è bello. Ha il colore cupo che riflette le nuvole grigie del cielo. Sembra annunciare quello che già mi aspetto di trovare. In realtà troverò di peggio.
Andrò verso Khan Younis e Rafah. Chi mi ha chiamato è Hamad, un giovane ingegnere con il quale ho già fatto un sopralluogo circa un mese fa per capire come poter intervenire in alcune situazioni al limite della sopravvivenza. Mi manda a prendere da un taxi, perché lungo la Striscia ci si muove solo così, i taxi sostituiscono i bus e con pochi shekel ci si sposta da una località all’altra. Potrei pensarci da sola ma lui ne fa una questione di “karama” cioè di dignità palestinese. Me lo ripeterà anche quando non mi permetterà di pagare la mia shawarma. Un palestinese autentico mostra anche in questo modo la sua accoglienza verso chi ritiene amico della sua terra.


La prima tappa sarà nella campagna di Rafah. Dopo questa visita e per tutta la giornata, avrò in mente una domanda: cosa fare? Cosa fare per rendere umana una dimora che forse rifiuterebbe anche un animale! Ora capisco perché Abu Assan, il contadino dal viso cotto dal sole e l’espressione profonda  che avevo conosciuto la volta scorsa, mi aveva detto che i suoi figli studiano tutti ma con enorme sacrificio economico e non abitano con lui e sua moglie ma con i nonni. Abu Assan e Umm Assan, infatti, vivono da dieci anni in una specie di grotta di nylon. Non è neanche una delle poverissime “case di nylon” che avevo visto a Benessela come riparo dopo i bombardamenti israeliani. Sembra che in questa striscia di terra le sorprese non finiscano mai. Anche quelle belle per la verità, ma questa  certo bella non è.

Eppure Abu Assan e sua moglie, pur vivendo in una situazione come questa,  lavorano e sembrano instancabili, non chiedono elemosina e riescono perfino a sorridere e ad essere ospitali, ma questo non cancella la disumanità delle condizioni in cui vivono. Per fortuna sono rientrati nel progetto di Rete Radieh Resh e del PCOA e hanno ricevuto alcuni animali domestici dai quali ricavano un minimo di reddito e poi lavorano un orto e una serra. Vedo che la terra su  cui poggia il loro indecente rifugio di nylon è ben coltivata e mi colpisce un agrumeto molto bello. Qui arriva la seconda sorpresa: l’agrumeto è del proprietario della terra su cui è poggiato il rifugio in nylon e la condizione per restare a dormire in quel tugurio è quella di curare gli agrumi per conto del proprietario. Roba quasi da servi della gleba del medioevo nostrano! Non c’è salario, né c’è qualcosa che somigli almeno alla mezzadria, no, se Abu Assan vuole un rifugio, il “generoso” proprietario del terreno glielo concede in cambio del suo lavoro.  La povertà è tale che lo scambio impari sembra normale.



Cosa fare? Ci penso a lungo, Hamad se ne accorge e purtroppo mi dice che ci sono altre situazioni simili. Qui entra in campo quell’imperativo categorico con quale ho risolto il conflitto tra l’azione politica e quella umanitaria: l’azione politica in situazioni di questo tipo ha senso solo se migliora la vita di chi patisce le conseguenze delle ingiustizie politiche e sociali, quindi bisogna aiutare quest’uomo e sua moglie ad avere un tetto e quattro mura in cui passare la notte. Questo sarà il prossimo obiettivo. Non cambierà la situazione della Striscia di Gaza, lo so bene, ma va fatto.

Nelle zone visitate oggi ho visto la povertà estrema accompagnata alle tracce ancora pesantissime dei bombardamenti israeliani del 2014. Violenza su violenza, entrambe direttamente o indirettamente prodotte dalla stessa mano, quella che taglia l’acqua e l’elettricità, che assedia la Striscia impedendo qualunque forma di sviluppo economico e che ad ogni reazione, anche individuale, degli assediati, risponde uccidendo e devastando senza mai pagare per i suoi crimini.

La seconda tappa sarà ad Abassan el Khebir, una località di Khan Younis ed è sicuramente migliore rispetto alla precedente, nel senso che la famiglia di Abu Nasser ha quattro mura tirate su dallo stesso Abu Nasser per riparare la sua famiglia dalla pioggia e dal sole. Pare che Israele non si sia accanito contro questi tuguri durante l’aggressione del 2014, non erano interessanti! Infatti i danni che hanno avuto sono minimi e praticamente casuali.
 
 Qui il male vero è la povertà estrema. Israele si è accanito qualche metro più in là, qui non aveva molto da distruggere, ci aveva già pensato la miseria.

Visto che la giornata era iniziata con un mare per niente bello, doveva completarsi con qualcosa di altrettanto cupo, infatti andiamo a fare un sopralluogo a Qusah per capire se ci sono altre situazioni tragiche su cui poter intervenire. Qui, come già mi è capitato di vedere a Benassela o Al Zannah o Beitlaia, la crudeltà e il desiderio di cancellare un paese resta ancora evidente nonostante la clemenza del tempo riesca ad alleviare i dolori.

E’ qui che l’intera famiglia Jarrar è stata sterminata, erano 32 persone tra adulti, vecchi e neonati. E’ qui che in un giorno solo sono state uccise 150 persone e più del triplo sono state ferite. Qusah era considerata un gioiello e quando un palestinese della Striscia vuole fare un paragone dice che era molto più bella di Gaza city. Strade alberate, case eleganti, giardini, insomma era proprio da distruggere. Una casa più fortunata delle altre è stata abbattuta solo a metà e lascia la possibilità di capire con quanta cura estetica era stata realizzata.


Oggi Qusah si presenta come un agglomerato di container e costruzioni d’emergenza. Qua e là una casa ricostruita, ancora qualche maceria non rimossa su cui crescono pietosamente le splendide margherite gialle  che in questo periodo esplodono ovunque come la luce del sole e poi tanto, troppo spazio rimasto libero. Chiedo a una delle pochissime persone che incontriamo cosa c’era lì dove ora c’è solo un largo avvallamento e quando la mia domanda viene tradotta vedo che a quell’uomo spuntano delle lacrime e non risponde.



Io non vado mai alla ricerca di storie di morte e di devastazione, anzi, vado ovunque a cercare bellezza, ma qualche volta è la morte che s’impone, e le lacrime di quell’uomo che non ha voluto rispondere mi hanno fatto sentire, per un attimo, le urla disperate di chi non riusciva a sfuggire alle bombe  in quell’estate maledetta che si dovrà ricordare come l’eccidio di “margine protettivo”.
Alla fine dell’aggressione, tra artiglieria dal basso e aviazione dall’alto, solo a Qusah si sono contati 400 morti tra cui tantissimi bambini e devastazione quasi totale di tutta l’area.

Qusah, 80 mila abitanti di livello socio-culturale medio-alto, il gioiello urbanistico del sud, biblioteche, case, moschee, teatri……..tutto distrutto. Ora si vive nei container e nelle tende. Qualche casa comincia ad essere ricostruita. Qusah tornerà ad essere bella, ma quelle urla che a me è parso di sentire per un momento, tormenteranno ancora per anni chi si è salvato ma ha visto morire i propri figli, o i propri amici, o propri fratelli.  

Alla pena provata per la miseria infinita di chi vive di stenti si aggiunge la rabbia, oltre alla pena, di vedere crimini contro l’umanità non riconosciuti come tali e pertanto ancora impuniti.
Tornerò verso Gaza city costeggiando il mare, che è ancor più triste di stamattina, ma non vedrò neanche il tramonto che è una delle bellezze di cui Israele non è riuscito a privare la popolazione gazawa. Forse il sole era già sceso mentre io vagavo tra la desolazione di Qusah, o forse  avevo gli occhi troppo pieni di brutture generate dagli uomini per raccogliere una bellezza prodotta dalla natura. Non lo so, ora il problema è un altro: fare il possibile perché queste sacche di povertà estrema scompaiano, fare il possibile perché il mondo non dimentichi i crimini di Israele e perché chiunque agisca come può affinché Israele sia costretto a liberare Gaza dall’assedio e la Palestina tutta dall’occupazione.

Gaza, 24 marzo 2016
Patrizia Cecconi

martedì 19 gennaio 2016

“MISSION ACCOMPLISHED, LORD ROTHSCHILD!”

 

“Fondi e trust stranieri hanno deciso di comprarsi ( tra qualche mese)  il resto delle nostre banche e i loro immobili posti a garanzia dagli italiani, per quattro soldi…”



“MISSION ACCOMPLISHED, LORD ROTHSCHILD!”
Dopo gli ultimi crolli in borsa, sulle rovine fumanti del Sistema bancario italiano, riempito di sofferenze, decotto, e grazie a ciò oramai interamente svenduto alla grande finanza imperialista, che ormai possiede al 95% anche la Banca d’Italia, ora Renzi può raccogliere il frutto dell’azione dei suoi predecessori filobancari da Veltroni in poi, e annunciare al suo patron americano il fatidico “Mission accomplished!” Con un grazie sonoro a tutto l’ampio mercenariato pseudo-intellettuale della sinistra (oggi liberal e filoamericano), nei media, nelle scuole, nella “giustizia”, nonché ai babbei della sua base elettorale, senza la cui fede non sarebbe stato possibile consegnare il Paese interamente e dal suo interno agli interessi privati stranieri, né omogeneizzarlo alla loro cultura e ai loro valori, strumentalmente congegnati, dissolvendone l’identità storica.
Il take-over delle non molte banche italiane tuttora italiane è annunciato da Wall Street Italia nell’articolo attaccato qui sotto. Renzi è così sul punto di portare a compimento la lunga road map di riforme bancarie e finanziarie commissionata alla sinistra italiana, da Andreatta in poi, che, iniziata nel 1981 col rendere la Banca d’Italia indipendente da governo e parlamento, e col privatizzare il finanziamento del debito pubblico, ha rapidamente raddoppiato il medesimo, creando ad arte una situazione di cronica emergenza, sulla cui onda la sinistra (spesso con l’appoggio dei filoamericani del centro) ha poi eseguito le successive riforme, sopra tutte l’abolizione del Glass Steagall Act (omologo italiano), l’autorizzazione della creazione bancaria di moneta elettronica per i prestiti,  l’autorizzazione al massiccio uso truffaldino dei derivati finanziari, l’ingresso nel Sistema Europeo delle Banche Centrali, la riforma della Banca d’Italia nel 2006, la sua definitiva privatizzazione-esterizzazione nel 2014, l’adesione agli accordi privati di Basilea I, II, III, che erano studiati per lasciare senza credito le imprese italiane in favore delle grandi imprese nordeuropee, l’introduzione del fiscal compact e del bail-in, e la sistematica negligenza dei controlli sul deterioramento dei crediti delle banche (sofferenze arrivate a oltre 300 miliardi) e sulla concessione di prestiti compiacenti agli amici e ai raccomandati – che poi non pagano.
Era tutto preordinato a due obiettivi:
-sul lato esterno, per consegnare il sistema bancario italiano, compresa la Banca d’Italia, quindi il potere economico-politico sul Paese, ai finanzieri stranieri, trasformando l’Italia in una loro dipendenza, quale è ora, e le sue istituzioni in altrettante marionette, senza alcuna libertà di scelta politica;
-sul lato interno, per consentire ai finanzieri nazionali e ai loro affiliati politici di mantenere i loro privilegi e continuare a saccheggiare il risparmio e i beni reali degli Italiani senza mai pagare il fio.
La riforma della Costituzione della legge elettorale che Renzi sta completando, è il perfezionamento di questo disegno, in quanto consentirà ai suoi mandanti della grande finanza di governare un paese immiserito e lacerato, vanificando ogni possibile opposizione, pilotando un unico uomo che controlla partito, parlamento, Quirinale, CSM, commissioni di controllo. E al contempo consentirà alla partitocrazia di impedire alla parte non allineata della magistratura e dei mass media di scoprire e far conoscere i traffici criminali della medesima partitocrazia: casi quali Mafia Capitale e Banca Etruria non potranno più venire alla luce, dopo la conferma referendiaria della riforma costituzionale – conferma comperata da Renzi con la riforma della riscossione del canone Rai, che porterà ai dirigenti Rai circa 300 milioni in più, così da fidelizzarli al PD e da renderli leali sostenitori della sua linea.
I fatti stanno confermando, insomma, che la politica italiana si regge ormai strutturalmente sull’alleanza tra la partitocrazia interna e le lobby finanziarie esterne, alleanza per spartirsi le risorse del Paese.

Fonte: marcodellaluna.info

articolo da Wall Street Italia 

Banche italiane sotto attacco, bagno di sangue su Mps: -15%

 

18 gennaio 2016, di Laura Naka Antonelli


ROMA (WSI) – Bagno di sangue sui titoli bancari italiani, ormai sotto attacco dall’inizio del 2016. Mps sorvegliato speciale: le quotazioni della banca senese crollano oltre -16%, vengono sospese per eccesso di ribasso e aggiornano il minimo storico, scivolando fino a quota 0,75 euro.
La banca in Borsa vale solo 2,2 miliardi di euro, al di sotto dei tre miliardi dell’aumento di capitale lanciato lo scorso anno.
Ma nella sessione odierna, vengono congelati al ribasso anche altri titoli bancari scambiati sul listino benchmark Ftse Mib di Borsa Italiana: il panic selling non risparmia le banche popolari, che entrano anch’esse in asta di volatilità.
Numeri da bollettino di guerra, che portano l’indice di settore delle banche italiane a estendere le perdite del 2016 a oltre -16%. E per i broker non sarebbe finita. L’indice settoriale ha ceduto fino al -5% nella sessione di oggi, contro il -2% circa del sottoindice che monitora la performance dei titoli bancari europei.
Stando a quanto riporta un articolo di Reuters, aumenta il nervosismo degli investitori su come gli istituti riusciranno a far fronte a un contesto caratterizzato da bassi tassi di interesse – ostacolo alla loro redditività – e alla montagna di 200 miliardi di euro di crediti deteriorati che è improbabile verrà rimborsata dai debitori.
JP Morgan lo ha detto chiaramente: i titoli delle banche italiane devono essere evitati, in quanto i bassi tassi di interesse metteranno sotto pressione i ricavi più che nei casi di altre banche di altri paesi. La divisione di ricerca della banca Usa favorisce le banche spagnole, anche perchè a suo avviso i titoli vengono scambiati a premio rispetto alla possibilità di operazioni di M&A, che sarebbero state invece già in parte scontate dal settore bancario italiano.

I motivi del crollo

Gli interrogativi e i dubbi prendono di mira soprattutto il titolo Mps, che ha disperatamente bisogno di un partner con cui avviare una operazione di fusione, di una sorta di banca salvatrice che possa garantire la sua sopravvivenza. Ma il cavaliere bianco non si vede all’orizzonte.
La banca è uscita indebolita dagli ultimi aumenti di capitale e gli investitori hanno paura che se come sembra resterà fuori dal risiko del settore delle popolari subirà gravi conseguenze. Il progetto per la creazione di una bad bank in cui parcheggiare i crediti deteriorati, inoltre, è ancora in alto mare.
L’attenzione è sempre di più su una fusione tra BPM e BP. Pop Milano è anche nelle mire di Ubi Banca. E certo, in tutto questo, non si può dimenticare l’effetto che il decreto salva banche ha avuto sulla fiducia dei correntisti verso gli istituti italiani.
Secondo Affari & Finanza di Repubblica, gli advisor Ubs e Citi in sei mesi non sono riusciti a catalizzare l’interesse concreto di un partner. Versando in una condizione di intrinseca fragilità, Mps finisce così nel vortice del panic selling, con le vendite degli speculatori che si auto alimentano.
Le azioni Monte dei Paschi di Siena hanno azzerato nell’ultimo mese il 20% del proprio valore, cedendo ben il -50% negli ultimi 6 mesi.

Commenta il dr Alessandro Govoni, consulente (tra l’altro) di alcuni dei pochi magistrati che capiscono e contrastano le manovre politico-finanziarie di colonizzazione dell’Italia:

ore 8.15 di ieri lunedi 18/1, gli italiani vanno al lavoro tranquilli…hanno appena letto dai sottotitoli che compaiono su tg com 24 e su rainew  che piazza affari ed addirittura  i titoli bancari, (poi crollati  a partire dalle 9.30, in un ora , del 16% -si era scritto sabato che sarebbero crollati del 3/4 % per  3/4 giorni , ci si era sbagliati sono crollati in un giorno solo-) , sono in aumento.
Ma cosa trasmettono Rainews e tgcom 24? Trasmettono coi sottotitoli notizie Ansa.
Ma chi è l’Ansa ? Dal libro Colonia Italia  edizione chiarelettere appena pubblicato si legge che da un file  desecretato nel 2015 forse per errore da un archivio periferico di Stato del Regno Unito, l’ ANSA è controllata dalla Reuters, la  Reuters è l’agenzia di stampa della Corona inglese . quindi a noi giungono notizie filtrate o dettate dalla Corona inglese..
Ma cosa è successo ieri Lunedi 18 gennaio 2016?
Sabato 16/1 scadevano a livello mondiale le opzioni . Cosa hanno fatto allora i fondi e trust stranieri?
Mesi prima avevano pompato la borsa,  come ?
Si spiega  la tecnica con parole semplici ,  come il sito di Borsa Italiana , di Bankitalia spa,  wikipedia , della Consob o  la Treccani (presidente della treccani è  stato fino al 2014 giuliano amato),    mai vi spiegherebbero
Come avevano fatto fondi e trust stranieri a pompare la borsa italiana mesi prima ? acquistando titoli allo scoperto ossia acquistandoli senza in realtà comprarli,  titoli il cui valore nominale supponiamo era  100 euro per azione , li hanno comprati per esempio  a 80 euro quando la loro quotazione era bassa , ma questi in sostanza ordinativi di acquisto hanno l’effetto che in gergo è detto pump , di pompare verso l’alto la quotazione reale dei titoli. A scadenza dell’opzione , appunto Sabato 16 Gennaio 2016  fondi e trust stranieri hanno venduto , sempre senza possedere i titoli , incassando 120 euro perchè nel frattempo i loro ordinativi precedenti avevano fatto aumentare la quotazione reale dei titoli .
Ma cosa hanno fondi e trust stranieri il giorno prima della scadenza dell’opzione del 16/1/2016? Il giorno prima , venerdi 15 Gennaio 2016 quando i telegiornali hanno trasmesso la notizia “bruciati 830 miliardi di dollari ” fondi e trust stranieri hanno venduto per davvero tutti i titoli bancari che avevano nel portafoglio , sono riusciti  a vendere perche la borsa era ancora alta in quanto l’avevano pompata loro in modo artificioso con l’operazione descritta prima di acquisto allo scoperto.
Ma possibile che questi movimenti allo scoperto che possono avvenire anche a borsa chiusa e che si possono seguire in tempo reale sul sito  it.investing.com/indices/future  i nostri organi di vigilanza non li abbiano visti e non abbiano pensato bene di chiudere Piazza Affari  lunedi 18/1/2016 come hanno fatto gli americani?
Non pensate che certe feste (marthin luther king day) non cadano e quindi certe chiusure della borsa USA non cadano apposta .
Piazza Affari è gestita da Borsa Italiana, Borsa italiana è di proprietà della London Stock Exchange di Londra , la stessa che controlla Wall Strett e la borsa di Londra, di proprietà tutte degli stessi fondi e trust anglo -americani ed arabi.
Questi fautori del libero mercato , hanno creato in sostanza un mercato che non è affatto libero.

Se Piazza Affari fosse rimasta chiusa ieri  Lunedi 18 gennaio 2016,  vedendo tutti i movimenti che stavano per compiersi e che si erano compiuti tra Sabato e Domenica fuori borsa sulle opzioni ,  non sarebbe stato permesso lo scempio che è accaduto ieri sulle nostre banche .
Ma da quale parte stanno i nostri vigilanti?
fondi e trust stranieri vogliono proprio comprare le nostre banche ed immobili connessi dal fallimento delle stesse a meno di 1 euro per azione ? Si spera che lo stato italiano, intendendo per Stato italiano esclusivamente la Magistratura ed i cittadini, non lo permettano e che sia lo Stato italiano ossia il Tesoro, come è avvenuto nell’Ottobre del  2008 negli Stati Uniti e nel Regno Unito,  a comprasi le azioni a 1 euro per azione dal probabile fallimento di alcune, speriamo non tutte, nostre  banche.
Il Tesoro del Regno Unito comprò,anzi sequestrò,  nell’ottobre del 2008, le quote di The Royal Bank of Scotland, prima banca del Regno Unito e quinta banca al mondo , nazionalizzò una cinquantina di banche e di assicurazioni fallite , il Tesoro degli Stati Uniti ha nazionalizzato sempre nell’ottobre del 2008,   AIG la piu grande compagnia di assicurazione  al mondo, nazionalizzando in sostanza la raccolta del risparmio, ha nazionalizzato Fanny e  Mac, leader dei mutui ipotecari  , ha lasciato fallire Lehman , quarta banca d’affari degli Usa, per poi pretendere dagli acquirenti dal fallimento, anche di Bear stars , terza banca d’affari , una partecipazione agli utili .
La Magistratura statunitense non ha mai smesso di comminare multe da ottobre 2008 a questi banchieri privati: 13 miliardi di dollari a Jp Morgan, 17 a bank of America che non è la banca dell’america, ma una banca privata, 7 miliardi a Deutsche Bank, e l’altro giorno a Goldman Sachs 5 miliardi di dollari di multa, attenzione sono solo un paio di Procure statunitensi che stanno procedendo per conto di alcuni Stati confederati, immaginiamoci quando arriveranno anche gli altri .  I legislatori statunitensi ed inglesi hanno promulgato nel 2012 e nel 2011 rispettivamente la Volker Rule e la Vickers Reform che ripristina la separazione tra banche di prestito e banche speculative e che inibisce in sostanza questa ignobile creazione elettronica dei prestiti cd politici, a politici e compagnia bella, raccomandati, clienterali, milioni , miliardi di euro con a garanzia solo un campo di margherite od un orto di 20 mq, mentre a famiglie,  imprese ed enti locali italiani che ne hanno veramente bisogno, garanzie impossibili e tassi usurai , derivati truffaldini  e quant’altro.
Dietro le nostre banche con maggioranze azionarie schiaccianti attraverso delegati persone fisiche abbiamo visto, ci sono sempre loro, fondi e trust stranieri,  che incassano dagli italiani i proventi dei tassi usurai , delle perdite su derivati , che incassano le rate dei prestiti divenute, anche le quote capitali, oltretutto eluse al fisco,  tutto guadagno per loro in Italia  dal 1992 per effetto del d.lgs n. 481 del 14 dicembre 1992 , rischiando il banchiere, di suo,  dal 1992 in italia  solo l’8% del prestito concesso alla clientela…

domenica 17 gennaio 2016

Il diritto di chi non può parlare

(di - 16 gennaio 2016)

La discussione sulla proposta di legge Cirinnà riporta alla luce il tema delle adozioni agli omosessuali e dell’utero in affitto. Opinioni e commenti che però guardano nell’unica prospettiva rivolta al diritto (o non diritto) della coppia a poter avere un bambino, mai alla posizione di quel nascituro che Kant definiva ‘soggetto debole’ e perciò facilmente determinabile come 'mezzo per raggiungere i fini degli altri'.
In Italia sta per scoppiare la miccia ‘Unioni civili’ per via del progetto di legge Cirinnà che il prossimo 28 Gennaio farà ingresso in Senato per la sua esamina. In realtà la miccia è stata accesa da tempo ma è un’esplosione che tarda ad arrivare mentre si consuma quello che invece è un vero e proprio scontro televisivo tra favorevoli (al progetto di legge) e contrari. I primi che auspicano il riconoscimento delle unioni civili per le coppie gay contestualmente allo stepchild adoption, ovvero alla responsabilità genitoriale sul figlio del partner (Art. 5 Ddl); i secondi che già intravedono il rischio di una successiva completa assegnazione dei diritti di filiazione alle coppie omosessuali, anche attraverso il ricorso all’istituto dell’Utero in affitto, attualmente vietato in Italia dalla legge 40/2000 ma praticamente eluso grazie al ricorso alle trascrizioni.
Il dibattito è dunque aperto e tale resterà finché nei Palazzi del potere la decisione non verrà presa. Tema all’ordine del giorno? Diciamoci la verità: il ‘diritto’ ad avere un bambino. Dietro al riconoscimento delle coppie omosessuali si cela infatti l’unico obiettivo che è quello di permettere ad una coppia composta da due persone dello stesso sesso di adottare un bambino ed aver riconosciuta la potestà genitoriale, seppur adesso limitata al solo figlio biologico di uno dei due.
Ciò che però merita attenzione è il fatto che ogni discussione, ogni dibattito, così come ogni opinione si aprono nell’unica prospettiva rivolta al diritto (o non diritto) della coppia a poter avere un bambino. Mai o quasi mai invece, viene sottolineata la posizione del soggetto passivo, il bambino. Soprattutto in quei casi in cui, riprendendo Kant, ‘l’autodeterminazione degli adulti si esprime come diritto del più forte sul più debole’, il nascituro. L’attenzione mediatica rivolge principalmente i suoi riflettori su coloro che vogliono, pretendono, ottengono; non su colui che viene procreato, messo al mondo e spinto tra le braccia di un perfetto sconosciuto.
Il rischio, di per sé innegabile, è che l’approvazione della legge Cirinnà spingerà molte coppie omosessuali (come già fanno quelle eterosessuali) a ricorrere all’uso dell’utero in affitto in tutti quei Paesi che lo riconoscono. Dall’America all’Ucraina, dall’India al Nepal: il mondo è pieno di donne pronte a vendersi per puro guadagno o di centri specializzati pronti ad offrire veri e propri “pacchetti” di bambini come fossero offerte telefoniche. Mai nessuno però a soffermarsi sul diritto dell’unico soggetto che invece diviene oggetto di un “capriccio”. Non un dono che, come tutti i doni, se non arriva ci induce a farcene una ragione. Ma un capriccio bello e buono avanzato da chi necessita di appagare una mancanza, un vuoto, un bisogno della propria vita. “Abbiamo pensato che sia l’ORA di avere un bambino”, oppure “Entro i 40anni voglio un figlio” (cit. Tiziano Ferro).
Avete pensate a cosa direbbe quel bambino strappato dalle braccia di sua madre nel momento più traumatico della propria esistenza? Un bambino che non sa, che non si esprime, che non ha colpe, ma che in quella manciata di minuti che lo dividono dal grembo da cui viene partorito, esprime il solo istintivo desiderio di riposare sul petto di quella donna ‘sconosciuta’ ma che sente già sua. Un contatto vitale che diventa armonizzazione dei due battiti del cuore, delle due temperature corporee, di due esistenze che per ben nove mesi sono state una sola. La natura non ha bisogno di parole, di spiegazioni. Perché la natura ha un suo equilibrio, lo stesso che l’uomo moderno vuole spezzare, controllare, distruggere, mercificare. A nulla è dunque valso l’imperativo categorico kantiano che imponeva di agire trattando l’umanità sempre anche come un fine e mai unicamente come un mezzo.
«Ma l’uomo considerato come persona è elevato al di sopra di ogni prezzo, perché come tale egli deve essere riguardato non come mezzo per raggiungere i fini degli altri e nemmeno i suoi propri, ma come un fine in sé; vale a dire egli possiede una dignità (un valore interiore assoluto), per mezzo della quale costringe al rispetto di se stesso tutte le altre creature ragionevoli del mondo ed è questa dignità che gli permette di misurarsi con ognuna di loro e di stimarsi loro uguale». 
Kant «Dottrina della virtù» 11 (A 93)







Adesso è di sinistra sfruttare i poveri…


Sembra che alla fine, “l’utero in affitto” non diventerà legge in Italia.  Alle femministe è venuto qualche dubbio… Lo ha condannato, come pratica degradante della donna, anche il parlamento europeo. Però in Italia è stato parte della “grande lotta progressista sulle unioni civili”, del ddl Cirinnà. Beninteso lo “utero in affitto” in Italia è reato, ma la Cirinnà non vuole che siano punite le coppie che vanno all’estero per affittare uteri. La Cirinnà e, notoriamente, progressista, come il suo partito, che un tempo si proclamava difensore della classe operaia, degli sfruttati in genere.






Dirittti "arcobaleno"
Diritti “arcobaleno”
Ora, la coppia italiana che va’ in Pakistan, India o Ucraina per procurarsi l’utero in affitto, trova donne giovani e poverissime, le fa’ ingravidare a pagamento, fa’ condurre a loro la gestazione, e poi gli prende il bambino. La madre affittata viene pagata con qualche migliaia di euro. Perde ogni diritto sul bambino; ma che vuole? E’ stata pagata.
Questo è – tralasciata ogni altra considerazione – sfruttamento della povertà. Anzi peggio, della miseria del Terzo Mondo su cui una volta era “di sinistra” commuoversi e indignarsi.    Come il traffico di organi, come quelli che comprano un rene da un miserabile indiano o ucraino. E’ un’azione che dovrebbe suscitare l’indignazione “di classe” di un partito che un tempo era “avanguardia del proletariato” e lottava “a fianco degli sfruttati”.
Adesso il PD, gli sfruttati, li sfrutta. Per la Cirinnà la coppia ricca che torna col figlio   deve essere immune dalle conseguenze penali che prevede la legge italiana per chi faccia la stesa cosa in Italia; ovviamente dà un grande sviluppo al mercato, già fiorente, dell’utero delle povere in affitto, di cui si occupano grosse agenzie internazionali: mettono in contatto la domanda e l’offerta. E ciò, adesso, è progressista. Le Repubblica ci scrive sopra mielosi reportages: “Noi donne divenute madri grazie all’utero in affitto”. Dove una ricca italiana   racconta di quando ha visto l’utero che aveva pagato a Delhi: “Emozionante. Con mio marito Abbiamo conosciuto Latika, capelli scuri e un grande sorriso, accanto aveva suo marito che fa il conducente di autobus. Abbiamo parlato in inglese di quello che ci aspettava, delle nostre storie, dei motivi che avevano fatto incrociare le nostre vite: lei lo faceva per i suoi due figli, per pagargli un’istruzione superiore. Per tutta la gravidanza abbiamo chiacchierato, comunicato via skype, tenendoci in contatto mentre il desiderio cresceva e si faceva più reale”.
“Il desiderio cresceva”: impagabile – i ricchi,i desideri se li soddisfano, hanno i soldi. E lei, la donna indiana che ha dato l’utero (fecondato con lo sperma del marito italiano)? “L’ha fatto per dare un’istruzione ai suoi figli”.
La Repubblica osa la domanda:

Non è sfruttamento dei ricchi sui poveri?

Risposta di “LAURA”, l’italiana ricca: “Quello purtroppo c’è in tutto il mondo, basti pensare ai minorenni sfruttati nelle fabbriche, alle ragazzine vendute sulle strade senza che nessuno si scandalizzi. Qui almeno c’era un rapporto tra adulti consapevoli, una libera scelta. Io, se fossi stata al posto loro, nella loro situazione, probabilmente avrei fatto la stessa cosa”.
http://www.repubblica.it/salute/benessere-donna/gravidanza-e-parto/2015/12/09/news/noi_donne_diventate_madri_grazie_all_utero_in_affitto-129137441/
http://www.associazionelucacoscioni.it/rassegnastampa/gli-italiani-che-vanno-ucraina-cercare-un-utero-affitto
Adesso, dunque, lo sfruttatore della miseria è progressista e illuminato se risponde: “Lo sfruttamento? C’è in tutto il mondo”. Una volta era una frase da capitalista odioso, che se ne infischia dei poveri; una volta, il progressista militava per “la liberazione degli oppressi”, accusava il ricco,il “filisteo” borghese, che si accomodava dell’ingiustizia sociale, essendone il favorito.  Era progressista, una volta, voler mettere fine per sempre allo sfruttamento dei ricchi sui poveri; adesso non più. Adesso chi si oppone alla compravendita delle donne povere perché si facciano ingravidare, non è progressista: è oscurantista, cattolico reazionario, omofobo.
E’ proprio un modo comune di sentire, a sinistra;   una callosa abitudine, lo sfruttamento del povero.   Non se ne accorgono nemmeno. Alessandra Moretti, la candidata del PD alle regionali del Veneto, ha una cosa in mente:   come alloggiare quanti più profughi e immigrati clandestini dal Medio Oriente? Questo è progressista: accogliamoli tutti. Specie nelle regioni reazionarie che votano Lega. La Moretti sa anche come fare: “I pensionati ospitino gli immigrati nelle loro case. Un pensionato che ha un assegno esiguo potrebbe arrotondare ospitando un profugo a casa sua: circa 35 euro al giorno sono una buona cifra per chi ospita nella propria casa un immigrato”.






La progressista
La progressista
Già: magari un immigrato maschio e minaccioso che terrorizza la vecchietta sola, che depreda il fragile vecchietto e gli porta in casa chissà chi, o la usa come base per lo spaccio, o che lo ammazza addirittura. Ma il povero riceverà 35 euro dallo Stato, una pacchia (glieli porterà via l’immigrato di sicuro) . Ma perché non comincia lei, la candidata progressiste Moretti? “Ospitare un profugo a casa mia? mi pare paradossale”. Eh certo, mica ha bisogno, lei, dei 35 euro.
Nemmeno si rende conto che quel che propone, la progressista, è sfruttamento della miseria. Di più: un insulto alla miseria.   I pensionati sono bisognosi, dunque li subaffittiamo agli immigrati; la burocrazia inadempiente pubblica ha prodotto sette milioni di pensionati a 500 euro al mese, e perché dovrebbero schifare di mettersi in casa un negro, un afghano, un musulmano siriano, e fargli da servo?
E si noti il tono con cui la tizia fa’ la sua proposta: un tono, come dire?, padronale. Con la più callosa incoscienza e insensibilità per la situazione reale degli “anziani” di cui straparla, povera vulnerabile parte della società che più vive nella paura degli “extracomunitari”, e ben a ragione.   E’ l’illustrazione involontaria di come l’oligarchia dei pubblici parassiti si senta padrona del popolo italiano, che tassa per estrarne i proprio stipendi milionari, e della enorme parte di assistiti che mantiene in miseria al suo servizio. Ci hanno svenduto a stranieri il patrimonio pubblico che ci apparteneva (le privatizzazioni). Ci considerano loro servi. E sono progressisti.
L’idea della Moretti sta sul piano di quella attribuita (falsamente) a Maria Antonietta: “ il popolo non ha pane? Mangi la brioche”. Ma se anche l’avesse detta, Maria Antonietta aveva la scusante d’essere nata aristocratica, e non aver mai preteso di definirsi progressista. Invece la Moretti è “democratica” e dunque progressista per definizione. E’ di sinistra.  Una volta era di sinistra “lottare” per aumenti di pensioni e salari. Adesso è di sinistra insultare i poveri e i vecchi e cercare di metterli a servire degli ospiti indesiderati,   ignoti e pericolosi. E’ di sinistra sottometterli a prestazioni sgradevoli e pesanti per una paga da fame: una volta si chiamavano corvées; ma era l’Ancien Régime monarchico, mica la democrazia.
E’ proprio una mentalità generale che ha conquistato il progressismo, che l’ha invertito dalla sua posizione storica. In tutta Europa. Dopo i fatti criminali commessi dai “profughi” jihadisti a Colonia, i media progressisti hanno taciuto per non essere “discriminatori”. Adesso s’é saputo che cose peggiori hanno commesso in Svezia, da mesi, i cosiddetti profughi musulmani contro le donne,   e il governo stesso ha taciuto e non punito né perseguito i colpevoli. Omertà progressista. Perché? Per non violare i “diritti umani” si tacciono e non si puniscono gli stupri di massa. E’ proprio così: in nome di “diritti” astratti, nemmeno mai definiti (1), si consente la violazione del diritto più elementare, primordiale e certo, quello all’intimità della propria persona fisica.






Nelle piscine tedesche
Nelle piscine tedesche
Il Progressismo già s’era ridotto a perseguire, definendole come “conquiste di sinistra”,   legalizzazioni mortuarie e cadaveriche come l’aborto, l’eutanasia, il rimestare embrioni congelati, l’uso di stupefacenti. Adesso adotta come “avanzato” e innovativo lo sfruttamento dei ricchi sui poveri. Forse sarebbe arrivato il momento che la sinistra si facesse un esame di coscienza. Se avesse coscienza.   Resta l’utilità di un esame intellettuale curioso: com’è arrivato, il progressismo, alla sua stessa inversione? La risposta è forse nella domanda. Da quando il progressismo ha adottato come suo compito i “diritti” degli invertiti, non poteva che finire così, nell’inversione di tutti i valori.

Note
1 – “Dogmi fluidi, liberamente reinterpretati”: così magistralmente li definisce Giuseppe Reguzzoni (Il liberalismo illiberale, come il politicamente corretto è divenuto la nuova religione civile delle società liberali – Antaios, 2015, euro 13). “Mentre l’Europa e l’Occidente lodano il resto del mondo quando rispetta i diritti umani e arriva persino a porre il rispetto di questi ultimi come condizione per fornire aiuti umanitari, i politici europei si rifiutano di stabilire in maniera obbiettiva quali siano i contenuti reali di questi diritti”. Da qui “i tratti di slealtà che sono caratteristici del linguaggio politicamente corretto” che guasta nel profondo la civiltà cosiddetta occidentale.

Fonte: www.maurizioblondet.it

giovedì 14 gennaio 2016

Occhio alla UE: I Gulag iniziarono esattamente così. Il dissidente russo che ci mise in guardia.

Occhio alla UE - I Gulag iniziarono esattamente così - Vladimir Bukowsky
Vladimir Bukovsky è uno scrittore, neurofisiatra e attivista dissidente russo che ha trascorso 12 anni nelle prigioni psichiatriche russe e nei campi di lavoro, per aver difeso i diritti umani durante gli anni ’60 e gli anni ’70. Il suo ultimo periodo di prigionia risale al 1971. Arrivò in occidente nel 1976 e oggi vive a Cambridge. Ha sperimentato sulla sua pelle un sistema che egli considera sinistramente simile a quello che oggi ci viene imposto con l’Unione Europea. Ecco il video, che ho tradotto e sottotitolato per voi, nel quale esprime pensieri pesanti come macigni, che dovrebbero scuotere anche le coscienze più sopite.
E’ veramente un enigma per me capire perché, dopo avere appena seppellito un mostro, l’Unione Sovietica, ne stiamo costruendo un altro notevolmente simile: l’Unione Europea. Esattamente, cos’è l’Unione Europea? Forse, esaminando la sua versione sovietica, possiamo trovare la risposta.
L’Unione Sovietica era governata da quindici persone non elette che si attribuivano incarichi l’un l’altro e che non erano tenuti a rispondere a nessuno. L’Unione Europea è governata da due dozzine di persone non elette, che si attribuiscono incarichi l’un l’altro, si incontrano in segreto, non devono rispondere a nessuno e che non possiamo rimuovere.
Uno potrebbe dire che l’Unione Europea ha un Parlamento eletto. Beh, anche l’Unione Sovietica aveva una specie di Parlamento, il Soviet Supremo, che si limitava a timbrare le decisioni del Politburo più o meno come fa oggi il Parlamento dell’Unione Europea, dove i tempi di parola nella plenaria sono limitati all’interno di ciascun gruppo e spesso ammontano a un solo minuto per oratore. Nell’Unione Europea ci sono centinaia di migliaia di euroburocrati con altissimi stipendi, con i loro staff, i loro servitori, i loro bonus, i loro privilegi, la loro immunità a vita dai procedimenti penali, che semplicemente ruotano da una posizione all’altra, non importa quali siano i loro risultati o i loro insuccessi. Non è esattamente come nel regime sovietico?
L’Unione Sovietica è stata creata attraverso una coercizione e in molti casi con l’occupazione militare. L’Unione Europea è stata creata, a dire il vero, senza l’uso della forza militare, ma grazie alla coercizione e alla prepotenza economica.
Per continuare ad esistere, l’Unione Sovietica si espanse sempre di più. Quando smise di espandersi, iniziò a collassare e io sospetto che lo stesso sia vero per l’Unione Europea.
A noi venne detto che l’obiettivo dell’Unione Sovietica era quello di creare una nuova entità storica, il popolo sovietico, e che dovevamo dimenticare le nostre nazionalità, le nostre tradizioni etniche e le nostre usanze. La stessa cosa sembra accadere con l’Unione Europea, dal momento che non vogliono che voi siate inglesi o francesi: vogliono che voi siate tutti appartenenti a una nuova fattispecie storica, gli europei, per sopprimere tutti i vostri sentimenti nazionali e vivere come una comunità multinazionale. Dopo 73 anni, questo sistema nell’Unione Sovietica ha condotto a più conflitti etnici che in qualunque altra parte del mondo. Nell’Unione Sovietica uno dei grandi obiettivi era la distruzione dello stato nazione e questo è esattamente ciò che osservo in Europa oggi. Bruxelles vuole assorbire gli stati nazione in modo che cessino di esistere.
La corruzione, nell’Unione Sovietica, si propagava dall’alto verso il basso e così accade nell’Unione Europea. La stessa attività di corruzione endemica che noi abbiamo visto nella vecchia Unione Sovietica sta prosperando nell’Unione Europea. Coloro che si oppongono o che lo evidenziano vengono messi a tacere o allontanati. Non è cambiato niente.
Nell’Unione Sovietica avevamo i Gulag. Io penso che abbiamo un Gulag anche nell’Unione Europea: un Gulag intellettuale chiamato “politically correct“. Quando chiunque cerca di esprimersi su questioni relative alla razza o alla differenziazione di genere, o se le sue opinioni differiscono da quelle approvate, viene ostracizzato. Questo è l’inizio del Gulag, l’inizio della perdita della libertà.
Nell’Unione Sovietica ci hanno detto che avevamo bisogno di uno stato federale per evitare le guerre. Nell’Unione Europea vi stanno dicendo esattamente la stessa cosa. In breve, la stessa ideologia sorregge entrambi i sistemi.
L’Unione Europea non è nient’altro che il vecchio modello sovietico presentato in vesti occidentali. Ma ancora, come per l’Unione Sovietica, l’Unione Europea ha dentro di sé i germi della sua fine. Sfortunatamente, quando collasserà – e lo farà – lascerà dietro di sé una distruzione di massa e noi ci troveremo con enormi problemi economici ed etnici.
La vecchia Unione Sovietica era incapace di riformarsi. Così è per l’Unione Europea. Ma c’è un’alternativa all’essere governati da quelle due dozzine di auto-incaricati funzionari di Bruxelles: si chiama “indipendenza“. Non siete costretti ad accettare quello che hanno pianificato per voi. Dopo tutto, nessuno vi ha mai chiesto se volevate esserne parte.
Io ho vissuto nel vostro futuro. E non ha funzionato.

Fonte: www.byoblu.com

domenica 10 gennaio 2016





C’è il rapporto ufficiale: Obama mentì, l’attacco chimico del 2013 fu opera dell’opposizione anti Assad

20d872af015c5158701ea548d3ab5983
 

(Francesco Gori) – Ora è ufficiale: l’attacco chimico a Ghouta del 21 agosto del 2013, in alcune aree controllate dai ribelli nei sobborghi orientali e meridionali di Damasco, non fu opera del governo siriano. La notizia arriva direttamente dall’Organizzazione per la Proibizione delle Armi Chimiche (OPAC) che ha confermato che le tracce del gas sarin usato in quell’occasione non sono in alcun modo collegate all’ex riserva di armi chimiche e biologiche controllata dal governo siriano. Il rapporto conferma quanto dichiarato dalle autorità di Damasco secondo le quali responsabile di quell’attacco, così come di altri 11 casi, fosse l’opposizione armata siriana.
Nel 2013 i cosiddetti ribelli e il governo siriano si accusano a vicenda di aver perpetrato l’attacco nei confronti della popolazione civile. Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama, spalleggiato dall’Arabia Sadita, attribuì la responsabilità di quel crimine ad Assad sulla base di “prove certe” che però non vennero mai mostrate in pubblico. L’attacco degi Usa e degli alleati europei, Gran Bretagna e Francia in testa, sembrava imminente, e venne fermato solo dalla ferma resistenza di Russia, Cina e del Vaticano.
Il rapporto, inoltre, rafforza le dichiarazioni di Ahmed al-Gheddafi al-Qahsi, cugino di Muammar Gheddafi, secondo il quale le armi chimiche usate a Ghouta furono sottratte in Libia e poi contrabbandate in Siria, attraverso la Turchia, dai cosiddetti ribelli sostenuti proprio da Stati Uniti e Occidente. Il rapporto è il frutto di un’indagine condotta dall’OPAC su richiesta del presidente siriano Bashar al-Assad e il governo siriano.
Il responsabile dell’organizzazione, Ahmet Üzümcü, ha confermato che le tracce di sarin rinvenute nel sangue delle vittime avevano una caratteristiche diverse da quelle contenute nell’arsenale chimico di Damasco. L’attacco del 2013 fu devastante: secondo i dati più recenti i morti furono circa 1400, quasi tutti civili.
L’arsenale chimico siriano è stato completamente distrutto, in modo sicuro, in Norvegia. Di quelle scorte non vi è più traccia. E’ invece possibile, come sostengono alcune fonti non governative, che altre scorte siano finite in mano all’opposizione armata, compresi i jihadisti dello Stato Islamico. Prima del 2013, l’esercito siriano aveva sequestrato in un ospedale da campo vicino a Latakia una serie di agenti chimici che i cosiddetti ribelli avevano intenzione di utilizzare per poi attribuire la responsabilità al governo siriano. Una notizia confermata anche dall’agenzia internazionale.

Fonte: sponda sud news